Il (mio) decalogo sul Legal design

Il (mio) decalogo sul Legal design

In occasione della intervista sul Legal Design che ho fatto con LegalCommunity, ho dovuto fare sintesi nella mia testa sugli aspetti che considero ESSENZIALI per stabilire confini e intersezioni del Legal design.

Ne è venuto fuori un decalogo (vedi infra)!

Si tratta di considerazioni personali, tratte da letture ed esperienza sul campo; ma anche dalla convinzione che il diritto è un dominio tecnico ed il suo messaggio (prescrittivo, ordinante e disciplinante) non può e non deve essere banalizzato.

Ho anche chiarito in che senso il Legal design può essere ascritto alla comunicazione (secondo la definizione della Treccani) e non al marketing.
Considerazioni personali che ho tratto dallo stato dell’arte del Legal Design, in attesa che l’accademia faccia la sua parte per asseverare e validare una metodologia.


Di decalogo, di HacktheDoc (l’hackathon di Legal design promosso da Legal Hackers Roma) e di …api (non API, eh!), abbiamo parlato nel podcast condotto dal Nicola Di Molfetta, direttore di LegalCommunity, e da Federico Fontana, docente di Legal Design alla Scuola Holden di Torino, che ringrazio sentitamente per l’ospitalità e per aver ricordato che tra i primissimi articoli italiani su questa meravigliosa disciplina c’è quello pubblicato su Avv4.0 nel 2018!

Potete ascoltare il podcast cliccando sul link.


https://legalcommunity.it/legal-design-insight-con-claudia-morelli/

Il mio decalogo di Legal design

1) Legal design è una tecnica di design thinking. In mancanza di una “scienza” ad hoc, almeno tragga l’impostazione strategica e di conoscenza del design thinking;
2) Legal design è una attitudine valoriale (etica, se si vuole) alla trasparenza e all’inclusione tramite il diritto. Prima che essere design, è thinking e legal thinking;
3) Thinking significa (in estrema estrema sintesi): definire gli obiettivi del documento legale o della procedura legale, studiare l’interlocutore, individuare il core del messaggio, comprendere le aree di frizione (per l’interlocutore) rispetto al messaggio, RISOLVERLE. Ecco perché il legal design ha molto contenuto etico, di trasparenza. Ecco perché il LD coinvolge “un modo di essere”- nel nostro caso – del giurista. Perché non tutti siamo uguali;
4) Il contenuto del Legal design è un contenuto GIURIDICO. Al centro della norma vi è la PRESCRITTIVITA’ . Legal design senza giuristi, è un’altra cosa. Magari è marketing;
5) Il Legal design opera elettivamente in ogni contesto GIURIDICO. Informative, circolari, contratti, lettere di messa in mora, sentenze, regulatory;
6) Perché il Legal design è Comunicazione e non Marketing. In tutte le mie lezioni cito la definizione di Comunicazione della Treccani: tutto ciò che facilita la “messa in comune” è Comunicazione. Il marketing ha altri obiettivi;
7) Perché al Legal design serve anche il Comunicatore. Perché il comunicatore dovrebbe conoscere gli approcci e le tecniche per trasmettere con maggiore efficacia il corretto messaggio a ciascun interlocutore.
E’ necessario che il Comunicatore abbia approfondite conoscenze giuridiche. Il dominio legale è un dominio tecnico-giuridico. Questo non va assolutamente dimenticato;
8) Perché il Legal design nel campo giuridico è utile alla digital transformation: perché facilita la “traduzione” dei concetti giuridici affinché essi siano readable dalla macchina;
9) Cosa ha in comune il Legal design con il plain language nel diritto. Un bisogno, ossia quello di restituire il diritto alla sua funzione originaria: risolvere problemi ampliando l’area delle tutele dei soggetti più deboli (nella mia visione);
10) Cosa ha in comune il Legal design con il principio di sinteticità degli atti. Una opportunità: partecipare ad una nuova rivoluzione grafica del diritto.

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