Fichissimi gli NFT. Ecco come si creano

Fichissimi gli NFT. Ecco come si creano

Breve resoconto di una esperienza fatta sul campo

La fiammata web e social del momento si chiama #NFT (Non Fungible Token), che sono stringhe alfanumeriche prodotte da complessi calcoli matematici (di cui si occupano i miners in blockchain, per fortuna), esattamente come tutti i token, comprese le cripto.
Gli NFT però identificano un valore/bene/opera, conferendo loro il carattere della unicità. Qui tocca specificare una cosa, però: lo stesso bene rappresentato univocamente è anche riproducibile in n copie (un po’ come le serigrafie e la stampa d’autore numerate). Dipende dalle intenzioni di chi lo crea.

Perché nel mondo digitale gli NFT paiono così importanti?*


Cercando di dare una risposta tanto generica quanto omnicomprensiva, il motivo risiede nel fatto che permettono ad un file (di testo, di immagine, di suono, di grafica etc etc) di tendere all’unicità, e quindi di essere scarso.
Se possiedi quella specifica stringa alfanumerica, puoi essere titolare di alcune proprietà che ti vengono riconosciute da chi crea quel NFT, fino alla “proprietà” assoluta.
Questa circostanza è di appeal per lo più per le generazioni che vanno dai baby boomers alla generazione X, e forse qualche frangia di quella Y (i millennials).
Ma c’è un secondo motivo per cui sono così appetibili, che riguarda la frangia evoluta dei Millenials e la generazione Z, che vive dentro i videogiochi.
Per i più giovani possedere un NFT nel gioco significa: scalare nel possesso di armi magiche e quindi nel gioco; cambiare scarpe e vestiti; acquistare case e pizza (qui ci starebbe bene un inciso sul metaverso, ma questo ci porterebbe troppo lontano). E forse anche figurine! Qui la bizzarria dei creativi non ha limiti.

Chiariti (spero) i fondamentali, passiamo alla parte pratica. L’occasione per sbirciare nella scatola degli NFT l’ho avuto organizzando un meetup con gli amici del chapter romano di Legal Hackers Roma: abbiamo deciso di creare un NFT in diretta. Qui una sintesi di quello che ho appreso e che forse troverete utile per capirne un po’ di più.

Ecco la lezione che ho appreso, in 12 punti


1) Il protocollo tecnologico di riferimento è la blockchain, di cui è necessario utilizzare strumenti e piattaforme;
2) Per creare un NFT devi possedere un wallet. Ci sono tante blockchain che ti permettono di creare un wallet e qui mi sento fare un avvertimento: ogni blockchain – al momento – è un sistema “chiuso” che si porta con sé diverse feature e diverse piattaforme di marketplace.
Ci sono tante piattaforme su cui si possono creare e vendere NFT, anche ad accesso gratuito (come WAX); o dedicate specificatamente al mondo dell’arte come Super Rare.
3) Noi abbiamo scelto come wallet Metamask, che è integrato di default con OpenSea, il marketplace integrato a sua volta con Ethereum, la blockchain degli smart contracts;
4) Come ogni applicazione, devi creare il tuo profilo Matemask, scaricando l’estensione sul tuo browser. Metamask produrrà per te una frase Seed, collegata al tuo profilo. WARNING: se perdi o dimentichi la frase seed sei fregata/o: non potrai più riappropriarti dei tuoi wallet.
Consiglio di fare tutto questo da un computer piuttosto che da un app mobile.
5) All’interno del profilo Metamask puoi creare tanti account (wallet) e integrare quelli creati su altre BC ma compatibili con il protocollo Ethereum;
6) Ogni wallet (account) ha un indirizzo (un’altra stringa alfanumerica) che dovrai comunicare a chi voglia spedirti dei token, anche NFT;
7) Il tuo wallet ora è collegato direttamente con il marketplace OpenSea. Significa che puoi accedere direttamente alla piattaforma marketplace: dove puoi creare e vendere i tuoi NFT;
8) Come Legal hackers Roma abbiamo voluto celebrare i primi 5 anni di attività, tokenizzando una nostra foto, all’uopo reinterpretata in versione “cubismo” da una creativa di Fiverr, piattaforma di freelance;
9) Recap: ora abbiamo un profilo Metamask (personale con la personalissima frase seed), un account (wallet) LH Roma (con accesso condiviso) e un file “artistico”;
10) Durante il meet up del 23 novembre abbiamo caricato il file sul wallet LH Roma in Opensea. Gli abbiamo dato un nome e una descrizione e il numero di riproduzioni possibili (1). Finora tutto gratis.
11) Opensea fa vedere tutti i file caricati nel wallet, anche se ancora non mintati. Che è il passaggio successivo per poter vantare la proprietà di un NFT;
12) Trasformare il file caricato in NFT costa non solo la fee che Opensea tiene per sé (2,5% del totale del venduto) ma anche il “gas” che serve in qual dato momento (le “tariffe” variano a seconda del congestionamento del traffico di transazioni), e che si paga in Ether al momento della creazione della funzione di hash (ossia smart contract) che identifica il nostro file come NFT.
Finito. Il nostro NFT LH Roma Opera n. 1 è nel wallet: per adesso non è in vendita 😉

Feed back molto positivi dal meetup per la bella esperienza!

Conclusione

Diciamocelo: le nuove tecnologie sono piene di barriere di ingresso. Figuriamoci per chi appartiene alla Generazione X (quella che comprava le figurine all’edicola la domenica mattina).
Ma c’è uno strumento magico che all’epoca non c’era e si chiama community.
 Grazie a Legal Hackers Roma, dunque, a Massimiliano Nicotra con cui condivido questa esperienza dalle sue origini, al gruppo degli amici fattivi co-organizers (Daria Alessi, Gennaro Maria Amoruso, Daniela Cavallaro, Emidio Paone) e ai nuovi arrivati e a tutti coloro che ci seguono.
Un ringraziamento particolare va a Carlo Chialastri, fondatore della community Nft Italia, per le sue preziose spiegazioni.

*Avvertenza: questo articolo non è un trattato, quindi non ha alcuna pretesa di essere esaustivo anche perché in teoria gli NFT possono avere infinite modalità di utilizzo. 

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